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«I denti in Moldavia? Mi ricordano le comitive e la vendita di pentole» La Nuova Sardegna #finsubito richiedi mutuo fino 100%


Sassari L’intervista al dentista sardo Corrado Palmas, che rifà le dentature in Moldavia a un terzo dei costi rispetto ai colleghi italiani, e il suo botta e riposta con Luciana Littizzetto, hanno sollevato un polverone. Tanto che il presidente della commissione Albo odontoiatri della Provincia di Sassari, Carlo Azzena, ha deciso di prendere posizione.

«Se si parla di cure odontoiatriche il principio fondamentale deve essere quello del rispetto e della cura del paziente, come recita il nostro codice deontologico. Quindi se al centro del discorso mettiamo la persona, ogni soluzione mirata al paziente è apprezzabile, ma visto che parliamo di turismo odontoiatrico, dove la logica è spesso quella dei grandi numeri e quindi del business, è evidente che l’interesse preminente diventa un altro».

Cosa non la convince?

«La stessa parola low cost dovrebbe far riflettere. Possiamo fare l’esempio di alcune segnalazioni che sono arrivate al nostro Ordine secondo le quali avvengono regolarmente trasferimenti in pullman di oltre 50 persone per volta dirette verso centri sanitari esteri che richiamano alla mente la stessa modalità applicata alla vendita delle batterie di pentole».

Palmas parla di 2000 sardi che si rivolgono a lui ogni anno.

«Possiamo comunque affermare che il turismo odontoiatrico è ancora un fenomeno, fortunatamente, marginale, infatti circa l’80 per cento dei pazienti odontoiatrici in Italia si rivolge al proprio dentista di fiducia. Oggi sul territorio nazionale operano oltre 60.000 professionisti, la cui preparazione è in linea di massima indiscussa, ma comunque sottoposta alla sorveglianza di un Ordine professionale che garantisce e vigila sull’attività dei suoi iscritti. Altrettanto, per ovvie ragioni, non accade per i colleghi che operano all’estero o comunque non iscritti in alcun ordine di categoria».

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Ritiene un azzardo rivolgersi a loro?

«Una scelta, per lo più basata sull’influenza di pubblicità ossessive sui vari media, non può essere di per sé una garanzia. Questo significa che il paziente che va all’estero si affida alla buona sorte, senza alcuna certezza. È chiaro che sulla salute non ci si dovrebbe affidare al caso».

Cosa potrebbe accadere?

«Premessa: ogni caso ed ogni paziente è un caso a sé. Con la mia esperienza, ormai trentennale, posso serenamente affermare che anche cure apparentemente semplici, possono presentare complicanze post-operatorie che, se affrontate e risolte tempestivamente, spesso si possono risolvere brillantemente, ma se il professionista a cui ci si è affidati non è immediatamente disponibile, vuoi per la distanza o perché occorre affrontare una nuova spesa non preventivata, tutto può diventare più difficile».

Però in Moldavia c’è un netto risparmio di soldi.

«È chiaro che si fa leva sui costi delle cure odontoiatriche, ma è sbagliato pensare che il low cost sia molto più vantaggioso delle cure prestate in Italia. Infatti anche sul territorio nazionale una riabilitazione completa del mascellare superiore e inferiore su impianti può essere eseguita con una somma che si aggira intorno ai 15/16 mila e non sui 30/50 mila come comunemente si può pensare vedendo pubblicità spesso ingannevoli. Un altro aspetto è la velocità con cui vengono effettuate determinate operazioni che spesso non tengono conto della guarigione biologica dei tessuti che possono prevedere, a seconda del paziente, tempi più lunghi che vanno rispettati».

Se tanta gente emigra per farsi curare, vuole dire che c’è un problema.

«D’accordo, ma il low-cost non è la soluzione. Serve un coinvolgimento maggiore del Servizio sanitario nazionale che ad oggi copre soltanto il 3 per cento del fabbisogno o in alternativa occorrerebbe un miglioramento del sistema di sanità integrativo così come avviene in molti altri paesi europei e per altre patologie. Senza questi interventi fondamentali, purtroppo, ancora molti pazienti, con serie problematiche odontoiatriche, non potranno essere comunque curati».

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