L’Unione Europea sta diventando un’impresa funebre esperta in tanatologia green.
Grazie alla follia green, che continua ad essere perseguita con una tenacia demenziale, migliaia di dipendenti delle case produttrici di automobili stanno per essere licenziati o messi in cassa integrazione.
Per ogni dipendente diretto di una casa produttrice se ne devono calcolare tre dell’indotto, che rappresenta il 75% della produzione totale.
I sindacati chiedono al governo incentivi per le auto elettriche che nessuno vuole e anziché volgersi contro Stellantis, ormai unica produttrice cocciutamente versata all’elettrico, chiedono al governo incentivi, sottraendoli al welfare.
Elkann si rifiuta di andare al parlamento italiano, ma attraverso i suoi giornali bombarda il Governo, nel silenzio complice dei sindacati e soprattutto di Cgil e Uil, ormai di fatto trasformatisi in un soggetto politico del campo largo.
Si è creato un circolo vizioso tra Stellantis, i media del gruppo che fa capo a Elkann e i sindacati che chiedono incentivi al governo, manco fossero non i rappresentanti dei lavoratori, ma l’ufficio stampa e propaganda di quella che fu la Fiat.
Gli eredi degli Agnelli continuano a pensare di essere gli eredi dei Savoia, padroni del Bel Paese. Non è più così ed è giusto dire a lor signori che la musica è cambiata e che loro auto elettriche, che nessuno vuole, nemmeno se le regalassero, se le possono tenere sui piazzali a marcire.
I milioni degli incentivi è meglio dirottarli alla sanità.
Nel terzo trimestre dell’anno Stellantis ha fatto registrare un utile netto a 33 miliardi di euro, ma le vendite sono calate del 20% su base annua. Non sono certamente positivi, pertanto, i risultati del terzo trimestre 2024 per Stellantis, che controlla 14 marchi automobilistici come Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Maserati, Peugeot, Opel, Chrysler, Citroën, Dodge e Jeep, tra gli altri.
Il mercato è il mercato, anche per gli eredi degli Agnelli.
In Germania, epicentro della crisi dell’auto, la Wolkwagen vede il proprio utile calare del 63,7%.
Sempre Wolksvagen chiude tre stabilimenti tedeschi e almeno uno cinese e taglia stipendi del 10 per cento ai propri dipendenti.
Mercedes-Benz Group ha emesso un profit warning a settembre.
La Germania, grazie alle politiche green dell’Unione Europea, sta vivendo una delle crisi più serie dal dopoguerra.
Secondo l’associazione tedesca della filiera automobilistica, il passaggio dalla produzione di auto endotermiche a quelle elettriche porterà ad una perdita di 186 mila posti di lavoro nel settore entro il 2035, cioè in dieci anni. Nel frattempo, dal 2019 al 2023 di posti di lavoro nel settore dell’auto se ne sono già persi 46 mila.
In totale, in quindici anni il settore dell’auto perde ben 232 mila addetti: un’ecatombe.
La produzione auto europea è crollata del 37% rispetto al 2010. La tendenza per la fine del 2024 vedrebbe le immatricolazioni arrivare a 12,7 milioni, con una perdita dell’1,5% su base annua.
In Europa nei primi nove mesi dell’anno in corso si sono vendute 1.118.083 automobili di nova immatricolazione, in crescita del +1% rispetto allo stesso periodo del 2023, ma in calo drastico del 20.5% rispetto al periodo gennaio-settembre 2019.
Sull’industria automotive in Europa, tra il 2012 ed il 2021 si è registrata una contrazione drastica della produzione di veicoli del 37%.
Nei piazzali adiacenti alle fabbriche concessionarie e ai porti della Germania ci sono oltre 100.000 auto elettriche parcheggiate.
In questa condizione non ci sono soltanto le macchine prodotte all’estero e importate, ma anche tutte quelle realizzate in casa. L’anno 2023 è stato terribile per il settore delle EV che ha consentito a creare un primato record negativo per quanto riguarda la vendita di veicoli alla spina.
Il tema non è quello degli incentivi, ma di un mercato che rifiuta l’elettrico, mentre le case automobilistiche chiedono continuamente di alzare i contributi governativi che, tuttavia, non convincono gli acquirenti.
Nonostante l’evidenza, l’Unione Europea, nelle mani di un moloch burocratico green-oriented e di una coalizione verde socialista completamente ideologizzata e fuori dalla realtà, continua con la sua tanatologia verde, essendo ormai diventata un’impresa funebre specializzata nella distruzione del manifatturiero del vecchio continente.
Fino a quando durerà questa cocciutaggine? Fino a quanto sopporteranno i lavoratori licenziati, o con lo stipendio ridotto, a causa di una politica folle?
Anche Maria Antonietta non comprese cosa stava accadendo e finì male.
In Germania ci sono due partiti, uno di estrema destra, ormai al 30 per cento dell’elettorato e uno di estrema sinistra, distanti come il Polo Nord e il Polo sud, ma allineati nel difendere i confini e i lavoratori. Cosa si aspetta a cambiare linea? Cha in Germania scoppino sommosse o che alle prossime elezioni la destra arrivi al 60 per cento?
Il governo semaforo, ormai, è completamente rosso di vergogna per non essere capace di dire basta alla Von der Leyen e verde di rabbia per non essere in grado di frenare il declino della sua industria.
Abbandonare la politica green è ormai un imperativo categorico, ma l’Unione Europea, ormai volta alla cura dei cimiteri, non vuol capire.
Forse per capire aspettano che si riattivi Place de la Concorde? A quel punto sarà troppo tardi.
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